Posterous theme by Cory Watilo

Riforme della Giustizia possibili. A modest proposal.

Outlook
  Oggi mi sono recato a pranzo, nella Petite brasserie de charme di mia fiducia, più tardi del solito. E come al solito c'era un monitor acceso, su Rai1.Di solito vedo i Simpson, ma grazie all'ora tarda ho scoperto questo programma di cui ignoravo tutto, e mi è parso una genialata. "Verdetto Finale" si chiama, ed è fai conto tipo Forum, finti casi giudiziari in TV interpretati da attori di serie D, però con alcune innovazioni che mi fanno parlare di Rivoluzione della Giustizia in TV (inter alia: Processo alla Tappa, del Lunedì, Un giorno in Pretura, Quarto Grado).
Anzitutto, non c'è Rita Dalla Chiesa. Al suo posto, hanno messo una gnoccona.
(Veronica Maya, donna di profondità, non so se con parentele con l'omonima popolazione di porta-zella).
 
E, se vogliamo, non c'è nemmeno quella mumma  di Sante Licheri (poveraccio, magari è morto) o quell'altra preside in pensione con la palandrana che le copriva un culo delle dimensioni del Molise. Non c'è Fabrizio Bracconieri dalla III C, insomma è una roba più sobria.  Ma la vera novitona (vi tengo sulle spine, eh? Mi sono fatto spiegare i dettagli dal Maitre Chef della brasserie) è che non c'è più la ridicola pretesa di trovarsi davanti a un giudice di pace/arbitro. Insomma, quello che rende un lodo irrituale secondo diritto, che prima c'è tutto il dibattito e il pubblico in sala dà ragionissima a Tizio, poi esce lui e dà ragione a Caio, leggendo con voce atona un inutile papiello, magari pure coi precedenti giurisprudenziali, mentre il pubblico in studio rumoreggia e fa no con la testa, non è possibile, e che è giustizia questa.
Sti grandissimi cazzi del "secondo diritto" del sistema processuale de noantri, si devono essere detti i dinamici autori di Verdetto Finale. E quindi ideona hanno preso di peso il jury trial anglosassone, quello dei films per intenderci, per metterlo in scena.  D'altra parte, quanti films americani - con la giuria e il giudice colla toga che fa il moderatore e le arringhe e i controinterrogatori e il "avvocato, può procedere col suo teste"  e i colpi di scena e la giuria che mormora e fa le facce scandalizzate - avete visto, in vita vostra? Milioni di miliardi, potreste farlo voi il Giudice e dire "accolta" o "respinta" con la stessa autorevolezza di Danny Glover  o analogo caratterista-negro-con-faccia-buona. E invece i processi nostri, specie quelli civili, son tristi e trattenuti, col magistrato comunista che alla fine decide tutto lui e te rimani scornato e deluso, che pure ti eri fatto un'opinione giustissima. Qui siamo a livelli più avanzati: c'è accusa e difesa, la giuria, i testimoni coi controinterrogatori, i periti, il Giudice che conduce il processo sotto il profilo formale, e c'è Maya Sansa che nelle pause parla coi periti/opinionisti, fai conto la Bruzzone, o un surrogato di Crepet. E quando la giuria si rititra per deliberare c'è la telecamera in camera di consiglio che sente e vede tutto, e tu stai lì e pensi oddio, ma che cazzo stanno a dì. Mi diceva appunto il Maitre che lo fanno ogni giorno, lunedì-venerdì alle 14.10, soprattutto casi civili, vicini alla ggente: affidamenti di figli, separazioni, corna. Una cifra di corna.
(la famosa criminologa, su wallpaper della cuggina Sabbrina).
E niente, mi veniva da pensare ai Barbari di Baricco, alla spettacolarizzazione e semplificazione dei meccanismi di provato successo come chiave darwiniana per comprendere la mutazione del mondo da grande palla semidesertica  popolata da ipterodonti carnivori a organismo intelligente completamente interrelato. E al fatto che non abbia nessuna importanza che il concetto di giuria di nostri pari sia assolutamente ridicolo per le esigenze di noialtri, che siamo quasi tutti bianchi e cattolici e non scappati col Mayflower, e  che la legge non ce la siamo scritta ex nihilo come comunità vergine secondo criteri di equità da aggiustare via via, e cher siamo pragmatici noi? La Legge ce l'hanno data i nonni dei nostri nonni dei nostri bis-bis, ce l'hanno data i Romani, figurarsi se ce l'amministriamo fra pari: ci deve per forza calare dall'alto, circonfusa di latinorum. E, pensavo, quanto siamo noiosi ed annoiati di tutta questa saggezza millenaria, probabilmente pronti a passare armi e bagagli a qualcosa che abbia già provato la sua efficacia spettacolare. Un ultimo passetto. Non è manco detto che Verdetto Finale debba essere sempre messo in scena con attori, e la Giustizia perennemente squattrinata.

Le cose fatte, per cui non c'è necessariamente un perchè

Outlook

 Lo so, non ho più scritto niente, non guardate me che non è colpa mia, è colpa loro. Loro chi, dite. Loro, loro: gli gnomi assassini che mi urlano nella capoccia. "Uccidilo! Ucciditi! O comunque qualcosa, cazzo!". E' sempre più difficile ignorarli, amici. Poi, ci sarebbero anche i signori clienti, effettivamente. Ma più gli gnomi. Però questa la scrivo che se no la dimentico e cade nell'oblio, assieme alle altre cose mirabolanti che ho fatto di recente e di cui non rimarrà traccia per i posteri. E cioè  che sabato son stato a Napoli per un battezzo di un caro amico. O meglio, il figlio del caro amico, il caro amico è battezzato e comunicato, qualora non lo fosse ha proprio che perso il treno, sappia che non ci vado a vederlo vestito con una tunichetta bianca, mi farebbe impressione. Comunque insomma ciò avveniva a Napoli, capoluogo campano, e quindi mi sono lanciato al di fuori dei confini protettivi del mio Lazio natìo, ho caricato la bici sul treno e sono andato. Certo la bici non è che fosse proprio obbligatoria a fini battezzo (la cosa mi è stata fatta notare dai soliti saputelli), ma veniva utile nel prosieguo del Proggetto. E ad ogni modo mi è stata utile per andare a Termini, e poi da Napoli-Centrale (A) a Napoli-Battezzo (B), che era piuttosto inerpicato sulle alture da cui i napoletani-bene spisciazzano in testa al popolino-bue, e quindi insomma sono arrivato sull'erta del Rione Alto puntuale ma non fresco di bucato come avrei sperato. Nell'après-battezzo, che è stato bellissimo e abbondante e del quale ringrazio sentitamente il mio amico soprattutto di non essersi messo lui la tunichetta, mi sono svestito dei miei panni del sabato che ho infilato nello zainetto, e sono disceso prima fino a Montesanto (C), che è già un posto che ha un nome da levarsi il cappello (una delle stazioni di maggior fascino che abbia mai visto, il capolinea della Cumana), e di lì fino a Bagnoli (D), poi son sceso (in tal modo avendo furbescamente scapolato le asperità di Posillipo) ed ho proseguito nella via di ritorno a Roma lungo tuta la Domiziana, via Pozzuoli, Lago D'Averno (ragazzi, il Lago d'Averno, ma ci siete mai stati?), Licoli, Cuma (E), Villaggio Coppola, Villa Literno, e tutti questi posti davanti al mare che il mare non si vede manco per ipotesi, per sbaglio, per omissione di emergenza abitativa: c'hanno costruito la mmmerda, davanti al mare, tranne pochi posti belli dove invece c'hanno costruito parchi e resort e golf clubs per camorristi, interdetti al volgo e guardati a mano armata da vigilantes vestiti come incursori a Kandahar. Il mare dalla Domiziana non lo vedi, ma basta svoltare 200 metri e te lo trovi davanti, ed è bellissimo. Via Domiziana una zoccola nigeriana ogni 50 metri, un gruppo di neri anche forse magnaccia ogni tre zoccole, un gruppo di camorristi ogni tre gruppetti di neri, una sala video poker ogni chilometro. Quindi sono 60 kilometri di faticoso rotolamento a base di: zoccola, zoccola, neri probabili magnaccia, camorristi, sala poker, zoccola, zoccola zoccola, pizzeria sbarrata, albergo muffito, "supermercato" africano, zoccola zoccola zoccola, neri, chiesa pentecostale, e così via ritmicamente. Poi ogni tanto c'è un porto canale, ed è bellissimo, perchè lo capisci come doveva essere fino a un tempo ridicolmente vicino (vicino che possono ricordarlo con nostalgia i tuoi genitori, quando scendevano coi loro sulla Fulvia del nonno, e la Domiziana era una striscia d'asfalto accanto a un mare d'oro), capisci che se solo lasciassi fare alla natura, lasciar andare in malora sto calcestruzzo da pezzenti, in pochi anni questo tornerebbe ad essere uno dei posti più belli del mondo (ed è incredibile come la bellezza, se c'è stata, comunque resista, si lasci intuire anche nella massima degradazione). Va beh, la faccio breve. A un certo punto ho finito la birra, tutta controvento da Nord, me la sono fatta. E ho rinunciato al treno che mi ero autoimposto (gli gnomi, non io, gli gnomi) e mi sono fermato a mangiar in campagna, un borgo sperduto nel casertano: Cellole (F). Una delle pizze migliori abbia mai mangiato, attorniato da regazzini che mi guardavano come fossi un caso limite. E poi faticosamente, molto faticosamente, mi sono rimesso in marcia e ho svalicato il Garigliano che era notte, rientrando in quel finto Lazio che va da Gaeta in giù (meglio: da Terracina) che è ancora Campania, provincia di  Terra di Lavoro, Regno delle Due Sicilie, e sono arrivato a Minturno. E niente, ho aspettato lì a Minturno nella notte in questa stazione fresca e vuota l'arrivo del treno. E quando mi ci sono issato, sazio, sporco e stanco da buttare, su 'sti vecchi vagoni, con questi 130 kilometri di buio davanti da tagliare, devo dire che gli gnomi erano in pace.

Venerdì 11

Outlook
Venerdì scorso mi sono svegliato di buon mattino con un'incazzatura al fulmicotone, causa una certa segretaria che si era rifiutata di fare una certa cosa perchè fai conto invece di 164 pezzi di carta gliene avevo lasciati solo 163 ed avrebbe dovuto fare una fotocopia, ma fare le fotocopie non è il suo mestiere, è fuori perimetro. E quindi mi ha riscaricato tutto sulla scrivania attendendo (praticamente imponendomi) di fare tutto io, andare in giro nelle 163 cancellerie e fare i 163 depositi, e me l'ha scritto nel blackberry, mettendomi di fronte al fatto compiuto e lasciandomi nelle peste. Allora alle 7.30am mi sono ribaltato fuori dal mio perimetro di letto urlando atroci insulti a lei ed alle compaesane sue del Paese delle Segretarie Stronze, giurando che "l'avrei fatta licenziare" (figuriamoci: nella catena alimentare del Mega Studio mi trovo esattamente fra la levapunti e lo Stabilo Boss arancione, ma posso rimbrottare aspramente la etichettatrice Dymo). E sono sceso ululando nel primo mattino, risolvendo poi in qualche modo con un'altra segretaria più giovane ed inesperta alla quale ho riappaltato parte delle incombenze. E quindi alla fine ero tutto felice di avere fatto solo metà delle cose che in teoria non avrei dovuto comunque fare, e fuori del Tribunale ho deciso che avrei investito tutto quel tempo guadagnato rispetto a incombenze che non  avrei dovuto avere, andando a Porta Portese a fare una cosa che non era in programma, cioè comprare dei guanti da moto, cioè un item di cui non avevo forse effettivamente bisogno, ma la cui esigenza si era creata causa il fatto che avevo lasciato un acconto in un negozio per una marmitta nuova per una vespa vecchia, item divenuto poi ininfluente a causa del mio acquisto di una vespa nuova. Che esattamente sarebbe questa.
 

Che tecnicamente non è neanche una Vespa, è una LML, la Vespa indiana, e tecnicamente non è neanche nuova, è usata e ci sono andato fino a Napoli a comprarla, e poi ci sono tornato, ma questa è un'altra storia che magari un'altra volta. E fino a venerdì (maledizione) era essa la cosa che mi dava più giocondia nella vita. Cioè anche la mia Bella, figuriamoci, e che scherziamo, le cose sono solo cose. Però anche la mia Vespa indiana. Cioè, uguali, uguali.

E comunque insomma i guanti non mi servivano ma nemmeno la marmitta giacchè il meccanico della vespa vecchia aveva chiosato che forse una marmitta nuova da Euri 140 su una Vepsa Euro 0 del 2000 non era un investimento oculatissimo (la dovresti solo che da buttà), me la regalava lui una marmitta usata, e insomma questo è il punto della marmitta, e quello dei conseguenti guanti atti  a non perdere l'acconto. E quindi il guantaio da moto, ex marmittaio, me ne ha fatto vedere venti paia ed alla fine ne ho comprato un paio bellissimo che mi invidiereste molto, non fosse che poi buttata la confezione, gettata ansiosamente la carta ed il silicato di gel nel quale essi guanti erano amorosamente avvolti mi sono accorto, già in marcia sulla mia potentissima moto, che il guantaio aveva fatto casino e me ne aveva dati due simili ma diversi, uno estivo ed uno invernale, e io viceversa ho mani termicamente omologhe e quindi ero tristissimo che figurati quando ci torno a Porta Portese appositamente a discutere col guantaio per farmeli riaccoppiare in modo coerente. Morirò con la destra a ghiacciolo nei mesi invernali e la sinistra sudata nelle torride estati, e ditemi voi se la vita non è un abisso di desolazione. Ma il punto non è questo. Il punto è che poi da Porta Portese appunto in quel maledetto venerdì Maya tornavo verso lo Studio (a questo punto un filino in ritardo anche rispetto allo schedule della mattinata 2.0, ma in effetti di un'intera mattinata rispetto a come sarebbe effettivamente dovuta andare), fischiettando e pensando ai casi miei, in pace  con il Cosmo e, sosterrebbe qualcuno, non totalmente concentrato sulla guida. E insomma il succo è che ho infrociato la  mia LML indiana color avocado, contro una stronza su una Smart color merda. La dinamica dell'incidente è semplice e denota con evidenza la responsabilità della tizia: quella era ferma al semaforo su Via Arenula, io sopraggiungevo da dietro a velocità davvero moderata, stabile e con ambo le mano sul manubrio e con il casco ben allacciato e un'espressione intelligente e progressista sul volto, quando il mio sguardo aquilino è stato giustamente catturato dalla vetrina di Yaki, dove ci sono certi mobili etnici (che non sto a dirvi ma sono anche belli, se a uno ci piacciono le robe etniche, io prima di più, adesso ho riserve). E quindi niente, il tempo di voltarmi e soppesare con la giusta attenzione un certo comò laccato cinese giusto quei due secondini, che la beota sulla Smart, sempre ferma al semaforo solo perchè rosso, si era avvicinata una cifra e stava solo a 4 metri (ok, tecnicamente il mezzo in movimento ero io, ma non è che quando stai al semaforo puoi disinteressarti). Nulla possero i pur potenti apparati frenanti, e mi ci sono stampato. Dritto pè dritto. E non è stata una bella scena manco per il cazzo.

E vabbè adesso sono in attesa di una nuova banana, e però non si sa se il tintometro è in condizione di rifare il colore avocado perfetto uguale a quello mio perchè i colori indiani non sono come i colori Piaggio, che sono codificati e tuttecose, sono diversi, li fanno a cazzo di cane pestando erbe magiche nel mortaio attorno al tepee mentre dissotterrano l'ascia di guerra, non mi è ben chiaro ma comunque il carrozziere di Romana Auto ha messo una cifra le mani avanti e dovessi dirvi che consiglio Romana Auto sulla base della fiducia che mi ha dato il carrozziere vi mentirei. E comunque niente, fai conto che in ufficio ci sono arrivato dopo pranzo.

Ah già, perchè tornando dal carrozziere mi hanno fermato i vigili.

Sapevatelo: "Il Lonfo"

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.

E' frusco il Lonfo! E' pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t' alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

La penosa faccenda delle tre stelle della Juve.

Chissenefotte, dici. Eppure, non mi capacito. E non in quanto romanista o, che so, antijuventino, sarei stato contentone che alla Juve non avessero revocato alcunchè, mi fa senso lo sport assegnato a tavolino, e domenica nel chiuso della mia stanzetta applaudirò, e forse mi commuoverò persino, guardando Del Piero salutare e andarsene. E non penso che davvero Moggi - Darth Vader abbia potuto influire tanto da "rubare" come scrivono, due campionati. Nel mio buon senso qualunquista, persino  a dispetto di tutto quello che abbiamo letto su arbitri intimiditi e pilotati, credo che quei campionati siano stati in definitiva vinti sul campo, che i verdetti sportivi non debbano essere ribaltati se non in casi estremi e che forse non si era ancora arrivati a quell'ipotesi "estrema". Credo (voglio credere) in sostanza anch'io, che la sentenza della giustizia sportiva sia stata eccessiva, e comunque sia stato ridicolo assegnare quel titolo alla seconda arrivata. La vergogna era collettiva, e collettivamente non andava assegnato. Ma le regole sono regole, senza non si gioca, né si vive. E' per quello, soprattutto, che le facciamo: per divertirci, vivere, crescere insieme. Anche solo discutere, combattersi, è roba che del tutto senza regole non si può fare. Senza regole non si fa nemmeno la guerra, figuriamoci un campionato di calcio. E le regole dicono che le sentenze si criticano, ma si rispettano. Si appellano, si impugnano, fino all'ultimo capzioso strumento che l'ordinamento mette a disposizione (siam qui per servirvi, siori). Ma si rispettano. Vale per Socrate, per Berlusquoni, per Adriano Sofri,  deve valere anche per Nocerino e Barzagli. E quindi dico che se davvero metteranno le tre stelle sul petto (non lo faranno, non posso immaginarlo, ma metti caso), non sarà necessario nè utile squalificarli o indignarsi. Semplicemente, si prenderà atto che quelle stelle lì non rappresentano più niente, sono state consumate nel loro valore e nella loro bellezza, e tanto vale che le si metta tutti: dalla Nocerina alla Ternana, tre belle stelle sul petto, come un logo sul cappellino o un tribale sul bicipite, e via, non ci si pensi più.  Se a qualcuno piace, anche quattro. Che imparino, che possiamo imparare tutti, che le cose belle sono fragili; un attimo di cialtroneria, e son già volate via.

I filmses che ho visto. Non attendevate altro ve ne parlassi, e che non ce lo so.

Ho visto diversi films al cinema, circostanza che di per se non vi autorizzerebbe a ritenere io sia privo di una vita mia. Anche se, come dicono i professori, la circostanza è indice rivelatore. Ok, probabilmente dovrei vivere una vita più rock, meno cinemini e più groupie strafatte che mi aspettano discinte nei camerini mentre io finisco la jam session bangheggiando i lunghi capelli biondi avanti a un muro di Marshall. C'è qualcosa che ancora manca, per questo scenario (e non sono i lunghi capelli biondi, guai a chi fa battute). Comunque, ormai li ho visti, tanto vale li metta in fila.

Romanzo di una strage: calligrafico, dispiace che una ambientazione cosi curata e artigianale (la Milano del 1969, strepitosa) sia stata mandata in vacca da una ricostruzione storica farlocca, figlia di un libro complottista altresì farlocco che io non ho letto e vabbè, ma è sttao impallinato da chiunque di Piazza Fontana si sia occupato seriamente (ne avevamo parlato), xche effettivamente si vede a occhio nudo che è pieno di buchi, e che Marco Tullio Giordana ha misteriosamente usato come falsariga per farci la sceneggiatura. Favino onnipresente, nella parte di chiunque compresa la bomba, voto 6, perchè comunque ad avercene (di Marchi Tulli Giordana, non di Favini, di quello c'è lui e avanza). To Rome with Love, cioe' Woody Allen: una monnezza. Dice ma lo sapevi che era una monnezza, che ci sei andato a fare? Eh, c'e' Woody che fa un film praticamente sotto casa tua, con mezzo cinema italiano, che fai, non ci vai? Eh, la risposta giusta è "no, non ci vai", non ci vai a vedere 96 minuti di product placement ininterrotto. Voto 3, di stima. Hunger Games: dicono "teen movie", cercando di categorizzarlo nei confortevoli clichè con cui siamo usi pensare a quei tizi misteriosi e brufolosi di cui in realtà ignoriamo tutto: gli adolescentiE ti ritrovi davanti, così come il pubblico per cui è pensato, un oggetto misterioso, che piomba da luoghi che non conosci e parla di cose che non capisci appieno, ti fa orrore col suo sistema valoriale malato (o: diverso, ma per te è lo stesso), che arriva da un altrove che intuisci, ma di cui ti è preclusa la piena comprensione. I Barbari, quelli veri. Voto n.g.. Poi Rum Diary, un'altra monnezza, voto 4. C'è Johnny Depp che, a sorpresa, si è inquartato, fa lo sguardo spiritato del pirata Barbanera ma in sala si sentono i gemiti di delusione delle sedicenni convenute vestite a festa. La storia, non ricordo nemmeno che succede, una roba a Puerto Rico di cui non frega un cazzo a nessuno. The Avengers, una strafigata in 3D. Voto 7,5. Ci sta Hulk, Iron Man, Capitan America, Thor e il cugino di Thor, insomma tutti gli eroi Marvel e chiedo scusa se ho dimenticato qualche super, in una magica reunion perchè il cugino di Thor appunto vuole invadere la Terra e asservirci con le sue notturne armate eccetera. E funziona. In una scena ci sono Thor e suo cugino che si pigliano a martellate per dieci minuti, in una landa desolata vulcanica abitata da vermi giganti la cui unica funzione drammaturgica è quella di strisciare in 3D, venirti sotto così tu fai "brrrr, che sssschiiiifoooo". E lo fai, mica no. Ci sta Scarlet Johansson nel ruolo della supergnocca, senza altri poteri specifici non collegati al suo essere SG, ma abbastano. Tutti sono impegnatissimi a ripetersi fino alla nausea fra loro cose che in teoria già dovrebbero sapere (a meno che non siano dei cerebrolesi appeni ripresisi da un ictus grave), riguardandoli in prima persona (tipo si dicono l'un l'altro chi sono e che super poteri hanno), e nessuno di loro si stupisce. Così Thor incontra suo cugino che brandisce una spada laser capace di spiezzare in due una portaerei e la prima cosa che gli viene da dire è: "Tu Argon, sei il figlio di Asgard, e sono ottocento anni che covi vendetta contro di me perchè tuo nonno Odino mi preferiva nel Walhalla, ma adesso non potrai prendere la tua vendetta contro gli Umani perchè non sei nato Re" eccetera; allora Asgard ci va in puzza. Ma anzichè tirargli una martellata sui coglioni gli risponde "Tu Thor figlio di Mordegur sei sempre stato il preferito della zia Brunhilde e adesso sei qui per combattermi ma avrò la mia vendetta e il Martello Sacro sarà mio e con esso il dominio sugli Umani" eccetera (gli Umani sempre noi, eh?). E tutto pare credibilissimo agli occhi di questi super, provateci voi quando incontrate un parente: "Tu, Mario, figlio di Pinuccio, sono trent'anni che mi caghi il cazzo perchè in realtà i tuoi, cioè i miei zii, erano pezzenti e a me a Natale i miei mi regalavano la pista Polistil che si facevano i sorpassi e a te solo il pupazzo di Jeeg, ma non è colpa mia, adesso non avrai la tua vendetta, il comò della Nonna Abelarda sarà mio come era scritto fin dai tempi dei tempi" eccetera. Comunque, che te lo dico a fà, gli effetti speciali più pazzeschi che abbiate mai visto. Fotogrammi girati senza effetti computer-generated: tipo 3; il film potrebbero averlo girato in uno sgabuzzino. Infine, appositamente per ultimo: Hunger. Un capolavoro, o la cosa più vicina a ciò che, nella pochezza di uno arrivato dopo che è stato detto, fatto e girato tutto, posso immaginare somigliare ad un capolavoro (Voto 9,5). Un film durissimo, ti strizza lo stomaco, e mentre fa finta di parlare di politica, Bobby Sands, o Irlanda, in realtà ti parla solo del valore della vita, cosa valga o non valga la pena mettere in gioco, perderla o salvarla, o ritrovarne il bandolo perdendola. C'è un piano sequenza di due che parlano seduti a un tavolo, dura venti minuti, finisce e ne vorresti ancora. L'ha girato un genio nero che si chiama Steve Mc Queen, lo interpreta Micheal Fassbender, insomma la stessa coppia di Shame (ma questo è precedente, del 2006). Potete non essere andati al cinema negli ultimi 10 anni e non andarci più per i prossimi 10, andrà bene uguale. Questo film, è diverso.

Molte rane, molto onore

Oggi son stato a Milano, mi sono svegliato presto e sono andato, impavido sotto la pluvia nell'alba bigia. E nessuno che per strada facesse il tifo per me (o rubasse un fiore per me, avrebbe comunque aiutato). E sulla nostra pallottola di acciaio e vapore abbiamo squarciato l'Appennino gravido di pioggia e maschiamente penetrato la Padania.  E invece poi a Milano Centrale splendeva un bel sole argenteo, eravamo tutti inargentati: io, Formigoni che scrutava il popolo in rivolta dal 27esimo piano del Pirellone, Marco Columbro che ho visto alla stazione (sì, ho incontrato Marco Columbro; mica devono capitare solo a voi le cose belle), e i senegalesi sulla piazza che vendevano accendini, elefantini, cuscini decorati a scene di caccia al leopardo, e piccole bustine di crack. Milano era bellissima, l'è sempre un gran Milàn. Non che oggi ne abbia visto granchè, ma ho scoperto una zona nuova che non conoscevo, non lontana dalla Stazione, fra i Bastioni di Tannhauser e Viale Tunisia, e mi sono gasato (calcola che ero già su di giri che avevo incontrato Columbro). Ma non è di questo che volevo parlare, ma delle nuove strategie di pricing di Trenitalia, che ritengo facciano schifo al cazzo con lo scolo, e del fatto che Moretti dovrebbero prenderlo e mettergli la palle sotto le ruote del locomotore (la mia è una posizione meditata, spero si noti la ponderazione espressa dai condizionali). Ho pagato 100 euri tondi per stare strizzato in un vagone pieno a tappo insieme alla marmaglia (proprio io!! io insieme al popolino!!), mentre il resto del treno era vuoto (VUOTO) che si sentivano i grilli gracidare il loro mesto cra-cra. E neanche avevo comprato la Basic, classe infima per gli indigenti (perchè erano finiti i posti disponibili, fosse stato per me mi appiccicavo sulla fronte un'etichetta "bagaglio"): ero in Premium. La Premium è spiccicata alla seconda, ma costa dieci euro di più e in cambio ti danno un giornale e un caffè. A questo punto non so che cosa si possano inventare nella Superpremium o Luxus Sfrenatus o come adesso chiamano la ex-prima e la super-prima per rendersi invitanti, visto che il jolly del giornale quotidiano che più nessuno altrimenti comprerebbe se lo giocano già in Premium. Però ho verificato che le controlloresse hanno divise nuove molto avvitate, e uno sbarazzino cappellino a bustina, e mi sono fatto un'idea mia, un'immagine di una controllora Grandi Curve che in una luce soffusa anni '50 ancheggia ammiccante sui suoi alti tacchi verso un salottino, dedicato a noi bisinessmens della First Premium Heritage Class. Forse no, bisognerà verificare. Comunque invece ho speso 100 euri per andare a Milano e avere il privilegio stare seduto accanto a un tizio parecchio grosso con le braccia tatuate con frasi come ONORE E TRADIZIONE, che per quasi tutto il tempo ha fatto saltare degli ostacoli a una rana sulla Nintendo DS. Un miliardo di ostacoli, quella cazzo di rana disonorata,  che moriva di continuo schiacciata, con orribili onomatopee di spappolamento ranesco: squeak, squuuooosh, sbruoooooqq. Me la sognerò stanotte.